La Fp Cgil ha proclamato per venerdì 12 giugno uno sciopero nazionale del mondo della cultura nell’ambito del comparto funzioni centrali del ministero della Cultura e di Federculture. L’iniziativa vede inoltre coinvolta la categoria del Nidil Cgil, che rappresenta tantissimi lavoratori e lavoratrici precari del comparto. In occasione della giornata di mobilitazione è previsto, dalle 10 alle 12, un presidio in piazza del Popolo a Ravenna. La Fp Cgil Ravenna ha chiesto al Prefetto di essere ricevuta per illustrare le ragioni dello sciopero.
“La cultura produce valore economico e sociale per il Paese, ma le condizioni di chi ci lavora sono segnate da precarietà, salari bassi e spesso da contratti impropri – commenta la segretaria generale della Fp Cgil Ravenna, Lisa Dradi -. Anche nel territorio di Ravenna, città di grande importanza per arte e cultura con otto monumenti Unesco e un patrimonio con pochi eguali, registriamo una forte carenza di risorse che non solo compromette la possibilità per operatori e operatrici del settore di costruirsi una stabilità lavorativa e personale, ma al contempo rischia di mettere in discussione la programmazione culturale per cittadini e cittadine”.
Accompagnata dal messaggio “Lottiamo per la cultura, più risorse e meno precariato”, la mobilitazione intende portare visibilità a un settore dove esiste una condizione strutturale di precarietà, sottoremunerazione e assenza di tutele che le istituzioni non hanno, a oggi, inteso affrontare con misure adeguate.
“Il lavoro culturale non è riconosciuto nella sua specificità professionale né adeguatamente retribuito - spiega la Fp Cgil -. Chiediamo trattamenti economici dignitosi e adeguati al lavoro svolto, inclusa una retribuzione equa per le lavoratrici e i lavoratori genuinamente autonomi del settore. Inoltre, il ricorso sistematico agli appalti e alle concessioni nei servizi culturali pubblici ha prodotto una stratificazione di lavoratori di serie A e di serie B che condividono gli stessi luoghi di lavoro in condizioni giuridiche ed economiche radicalmente diverse”.
Altri problemi del settore riguardano la cronica carenza di personale dipendente diretto, presso il ministero della Cultura e le istituzioni culturali pubbliche, che alimenta il ricorso all’esternalizzazione e alla precarizzazione, scaricando sulle lavoratrici e i lavoratori in appalto il peso di servizi essenziali per la fruizione del patrimonio nazionale e la sua tutela.