Dopo anni di retorica sul ruolo centrale della scuola, impegni assunti sulla copertura di tutti i posti liberi e concorsi banditi che, più che eliminare la precarietà, l’hanno raddoppiata, a pochi giorni dall’inizio delle attività didattiche la campanella per molti istituti della nostra provincia suonerà ancora una volta con un organico non ancora del tutto costituito e soprattutto non sufficiente per garantire un sistema di istruzione adeguato.
I dati trionfalistici diffusi dal ministro Valditara sulle immissioni in ruolo raccontano una narrazione di comodo che sbatte violentemente contro la realtà quotidiana dei nostri istituti e soprattutto contro i numeri che ci raccontano invece una realtà molto differente dove la protagonista assoluta è , ancora una volta, la precarietà.
«Le preoccupazioni poste durante le scorse settimane rispetto ad un avvio di anno scolastico sereno trovano piena conferma». A dichiararlo è la segretaria della Flc Cgil di Ravenna, a seguito dell’analisi effettuata dal sindacato sulle immissioni in ruolo e sulla reale disponibilità dei posti per il personale docente in provincia.
I dati raccolti restituiscono la fotografia di un sistema scolastico territoriale che continua a reggersi su un bacino enorme di lavoro a termine, smentendo nei fatti la narrazione ministeriale sull'abbattimento del precariato. Su un totale di 262 posti disponibili, le assunzioni a tempo indeterminato effettivamente realizzate si sono fermate a quota 230. Ai posti residui si aggiungono circa 1.500 posizioni tra organico di fatto, spezzoni orari e ore concesse in deroga, che riguardano il settore del sostegno destinati ai contratti a tempo determinato. Un numero imponente per la nostra provincia che racconta ormai la strutturalità di un problema che incide direttamente sulla qualità dell'offerta formativa, sulla continuità didattica, tanto decantata, e sulle lavoratrici e lavoratori della scuola che dovranno sopperire ancora una volta a mancanze non colmate e a problemi non risolti dal Ministero.
La situazione non è affatto migliore per il personale Ata. Nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia si è proceduto con l’assegnazione di appena 94 posti autorizzati per il conferimento di contratti a tempo indeterminato in tutti i profili, a fronte di un totale di 262 posti previsti in organico di diritto.
I ruoli concessi mostrano, anche in questo caso, la mancata copertura diffusa su tutti i livelli operativi. Difatti, per quanto riguarda gli Assistenti amministrativi sono stati autorizzati e attribuiti 20 ruoli su 64 disponibilità; per gli assistenti tecnici 5 ruoli attribuiti su 21 posti disponibili mentre per i collaboratori 69 ruoli attribuiti su 177 disponibilità.
Se ai posti residuati si sommano le situazioni di fatto nei tre profili, si rileva che oltre 300 posti Ata verranno coperti tramite contratti a tempo determinato, compromettendo la gestione amministrativa, la vigilanza e l'assistenza tecnica nei plessi scolastici.
Questi numeri impietosi, riguardanti sia il personale docente sia quello Ata, confermano criticità che si rincorrono da anni e per le quali una soluzione reale e definitiva non è ancora stata adottata. Aumenta la mole di lavoro, le segreterie sono quasi al collasso e in alcuni casi manca il personale scolastico per garantire vigilanza e apertura dei plessi, aumentano le responsabilità ma non diminuiscono i contratti a termine, afferma la segretaria.
A completare questo quadro critico si aggiungono i dati relativi ai profili di vertice e ad elevata qualificazione. Per quanto riguarda i Dirigenti Scolastici, nonostante le recenti immissioni in ruolo, anche per questo anno scolastico saranno 3 gli istituti della provincia privi di un titolare e costretti a ricorrere all'istituto della reggenza. Per i Dsga e Area Funzionari (EQ) la situazione è analoga Sono ben 4 le scuole attualmente prive di queste figure chiave per la gestione contabile e amministrativa, per le quali è stata aperta la complessa fase dell'interpello.
L’anno scolastico si avvia dunque con le consuete ed evidenziate carenze strutturali di organico, una condizione che mina alla base l'organizzazione complessiva e impedisce di garantire quel livello di efficienza e qualità che una scuola pubblica statale dovrebbe sempre offrire.
«Non si può continuare a far gravare la tenuta del sistema d'istruzione pubblico sul sacrificio di precari, docenti, personale Ata e dirigenti, lasciati soli a tamponare i buchi di una politica scolastica fondata su annunci e priva di visione», conclude la segretaria della Flc Cgil di Ravenna, Francesca Lo Iacono. «La scelta del Ministero di perpetuare l'abuso dei contratti a termine non è una fatalità burocratica, ma un preciso disinvestimento che colpisce i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e penalizza il diritto allo studio dei nostri ragazzi, in particolare dei più fragili».
La Flc Cgil di Ravenna continuerà a presidiare le scuole della provincia, garantendo pieno sostegno e tutela ad ogni lavoratrice e lavoratore. Saremo al fianco di tutto il personale, delle famiglie e degli studenti per contrastare il precariato e pretendere risposte concrete: la scuola pubblica statale non ha bisogno di slogan, ma di risorse, dignità e stabilizzazioni.