Le Rsu Fiom della provincia di Ravenna denunciano con fermezza la gravità della situazione che investe gli stabilimenti ex Ilva. Non si tratta più di una crisi congiunturale, ma di un vero e proprio progetto di smantellamento industriale che colpisce lavoratrici e lavoratori di Taranto, Genova, Novi Ligure e dell’intera siderurgia nazionale. Le fermate produttive, le chiusure di reparti e la crescita massiccia della cassa integrazione non sono frutto del caso, ma il risultato di scelte politiche e aziendali che sacrificano intere comunità sull’altare del profitto.
Mentre migliaia di lavoratrici e lavoratori vengono spinti nell’incertezza, governo e azienda continuano a rinviare decisioni, proponendo misure insufficienti e prive di un vero piano industriale. Nel frattempo l’attacco ai diritti, ai salari e al welfare si intensifica, accompagnato da una legge di bilancio che impone austerità e spinge verso una crescente militarizzazione della società, sottraendo risorse ai bisogni reali del Paese per alimentare la corsa al riarmo.
In questo contesto, le mobilitazioni delle lavoratrici e dei lavoratori ex Ilva - occupazioni, scioperi, presidi, organizzazione dal basso - rappresentano una risposta necessaria e un esempio di dignità operaia. Quelle lotte parlano direttamente a ogni metalmeccanico: se oggi cade l’acciaio, domani sarà la volta di altri stabilimenti, altri territori, altri diritti.
Per questi motivi, le Rsu Fiom della provincia di Ravenna sostengono e rilanciano con convinzione il percorso di mobilitazione che culminerà nello sciopero generale del 12. Non uno sciopero rituale, ma un momento di rottura, di ricomposizione e di opposizione reale alle politiche che stanno impoverendo il lavoro e smantellando l’industria del Paese. La nostra forza sta nell’unità di classe e nella capacità collettiva di resistere e organizzare il conflitto.
La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ex Ilva è la nostra lotta.
La lotta dei metalmeccanici è la lotta della classe operaia.
E la lotta della classe operaia è la lotta di tutte e tutti.

FIOM