Questa mattina si è tenuto il presidio in piazza Garibaldi a Ravenna di fronte agli uffici di Poste Italiane per protestare contro i ridimensionamenti dell’azienda e per promuovere i referendum in programma l’8 e il 9 giugno

Questa mattina si è svolto un presidio organizzato da Cgil, Slc e Spi Cgil in piazza Garibaldi a Ravenna. L'iniziativa, che ha fatto registrare una adesione e l'apprezzabile presenza in piazza di bandiere e sindacalisti Uil Poste e UIL Ravenna, aveva lo scopo di protestare contro il drastico ridimensionamento dei servizi e degli uffici attuato da Poste Italiane, oltre a informare la cittadinanza sugli appuntamenti del referendum in programma l'8 e il 9 giugno.
Di fronte all'ufficio postale del centro storico, sono stati distribuiti volantini e si è informato le persone su quanto sta accadendo. Poste Italiane sta rinunciando a fornire servizi fondamentali, essenziali soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione, in particolare i pensionati. In tutto il Paese, circa 700 uffici postali sono stati chiusi, molti altri hanno ridotto gli orari (con aperture a giorni alterni o chiusure pomeridiane), e migliaia di cittadini non ricevono più la posta con regolarità.

Nella provincia di Ravenna, tra il 2012 e l'inizio del 2025, il personale si è quasi dimezzato a causa di continue riorganizzazioni, e gli straordinari, anche quelli non retribuiti, sono aumentati. Per effetto dell'ultima riorganizzazione, abbiamo assistito, all'inizio dell'anno, alla chiusura dell'ufficio postale di via Meucci e alla riduzione delle giornate di apertura degli uffici di Coccolia, Fognano, Granarolo, San Zaccaria e Santerno. Nel corso del presidio, un'occasione di pubblica denuncia di ciò che sta accadendo in Poste, c'è stato spazio anche per un apprezzamento dei sindacati sull'iniziativa parlamentare dell'on. Ouidad Bakkali, promotrice, in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, di una specifica interrogazione al ministro dell'economia e delle finanze. Oltre a sostenere la campagna di utenti, cittadini, lavoratrici e lavoratori di Poste Italiane, la mattinata ha rappresentato un momento per promuovere la massima partecipazione al voto per i referendum dell'8 e 9 giugno prossimo venturi, per spiegare che la precarietà del lavoro minaccia il futuro e i diritti di tutti, deprime i salari e impoverisce il Paese.

Nel corso delle prossime settimane proseguirà la mobilitazione contro le politiche industriali di Poste Italiane, che sembrano più interessate a soddisfare le aspettative degli azionisti piuttosto che a rispettare i propri dipendenti e utenti. Torneremo a presidiare gli uffici postali ad inizio maggio. Il voto per i referendum rappresenta la nostra forma di protesta. Andare a votare e scegliere cinque SÌ può davvero aiutarci a costruire un Paese più giusto, restituendo dignità al lavoro e alle persone.

Cgil, Spi e Slc della provincia di Ravenna

SLC, SPI