Il tema della carenza di personale nei servizi 0/6 e dell’integrazione scolastica preoccupa la Fp Cgil di Ravenna. Il sindacato denuncia come da anni le condizioni salariali e normative allontanino le lavoratrici e i lavoratori dal lavoro di cura ed educazione delle bambine e bambini.
“Gli stipendi non sono adeguati e spesso riguardano rapporti di lavoro part time che non consentono una reale autonomia economica né una piena conciliazione tra vita e lavoro - sottolinea la Fp Cgil -. Per questo continuiamo a chiedere con forza: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti”. La Fp Cgil evidenzia inoltre alcune criticità che riguardano le lavoratrici impiegate nei nidi e nelle scuole dell'infanzia comunali gestiti dalle cooperative sociali. “Educatrici e ausiliarie - prosegue la nota - non hanno diritto al pasto durante il servizio e, al termine dell'anno scolastico, possono contare soltanto su alcune settimane di ferie tra luglio e agosto, un periodo insufficiente per recuperare le energie richieste da un lavoro tanto impegnativo”. Per il sindacato è quindi necessario intervenire con decisione sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro di chi opera ogni giorno nei servizi educativi, svolgendo un ruolo fondamentale nella crescita delle nuove generazioni.
“La crescente difficoltà nel reperire educatrici ed educatori per i nidi e le scuole dell'infanzia, educatori per l’integrazione scolastica, operatori socio-sanitari e infermieri rappresenta oggi uno dei segnali più evidenti di una trasformazione profonda del mercato del lavoro e della società – commenta Lisa Dradi, segretaria generale della Fp Cgil Ravenna -. Anche a Ravenna, i servizi educativi e socio-assistenziali faticano a trovare personale qualificato. Le cooperative registrano un numero insufficiente di candidati e molte organizzazioni si trovano nella condizione di garantire servizi essenziali con risorse sempre più limitate. Il fenomeno non riguarda soltanto la disponibilità di professionisti, ma anche l'attrattività stessa delle professioni di cura. Lavorare accanto alle bambine e ai bambini, alle persone fragili, agli anziani o a chi necessita di supporto sanitario richiede competenze elevate, responsabilità, capacità relazionali e un forte impegno umano. Eppure queste professioni sembrano non rappresentare più una delle prime scelte per molti giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Le ragioni sono molteplici: il cambiamento delle aspettative professionali, la ricerca di maggiori opportunità economiche, la complessità crescente delle mansioni richieste e, in molti casi, una percezione insufficiente del valore sociale di questi ruoli.
La carenza di educatori, operatori socio-sanitari e infermieri non è un problema che riguarda esclusivamente gli enti gestori dei servizi. È una questione che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni e comunità locali. Senza adeguati investimenti nelle professioni della cura, diventa sempre più difficile garantire la qualità dei servizi educativi, assistenziali e sanitari di cui la popolazione ha bisogno. È necessario aprire una riflessione collettiva sul valore del lavoro di cura, sulla formazione delle nuove generazioni di professionisti e sulle condizioni che possono rendere queste professioni nuovamente attrattive. Educare, assistere e prendersi cura delle persone rappresentano funzioni essenziali per la coesione sociale e per il futuro delle nostre comunità. Investire nelle professioni della cura significa investire nella qualità della vita di tutti”.
La Fp Cgil nazionale ha presentato alla Commissione Giustizia del Senato una serie di emendamenti al disegno di legge che modifica la disciplina dell'Ordine delle professioni educative e pedagogiche. Pur apprezzando alcuni correttivi introdotti, il sindacato segnala che restano aperte numerose criticità, a partire dalla netta separazione dei percorsi formativi per gli educatori professionali socio-pedagogici e quelli dei servizi educativi per l'infanzia. In Italia mancano circa 29 mila educatrici ed educatori nei servizi 0-6 anni e sono ancora troppo pochi gli atenei che hanno attivato i percorsi universitari specifici. Una situazione che rischia di compromettere anche gli investimenti del Pnrr destinati alla costruzione di nuovi nidi, se non saranno garantite le professionalità necessarie.
Fp Cgil Ravenna