La Cgil di Ravenna e la Flc Cgil Ravenna esprimono netta contrarietà e profonda preoccupazione rispetto alle proposte del Governo di introdurre un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi della scuola pubblica. Si tratta di un provvedimento propagandistico, orientato al consenso mediatico e completamente distante dalle esigenze quotidiane del nostro sistema d'istruzione.
Garantire il diritto universale alla formazione è il dovere fondante che la Carta Costituzionale assegna al sistema scolastico pubblico: è inaccettabile che proposte o politiche di governo possano mettere in discussione o sovvertire questo principio supremo.
La proposta appare ancora più anacronistica e ideologica se si considera che la quota di studenti di origine straniera è composta prevalentemente da seconde generazioni: alunni nati nel nostro Paese, perfettamente integrati nel tessuto sociale e linguistico, che la scuola ha il compito di valorizzare e non di ghettizzare con etichette escludenti
Il territorio ravennate e la sua rete scolastica vantano una lunga e consolidata storia fondata sui principi dell'accoglienza, dell'integrazione e della coesione sociale. La comunità educante della nostra provincia ha sempre dimostrato di saper trasformare la pluralità culturale in un'occasione di arricchimento formativo per intere generazioni, rigettando con fermezza ogni logica di chiusura o di innalzamento di muri ideologici. Questa proposta calpesta il patrimonio educativo e sociale che le scuole di ogni ordine e grado di Ravenna hanno costruito con dedizione nel corso degli anni.
Per garantire la qualità della didattica e una reale inclusione non servono quote né divieti, ma investimenti strutturali, risorse reali e strumenti concreti: dalla riduzione del numero di alunni per classe per superare una volta per tutte l'annoso problema delle "classi pollaio", al potenziamento degli organici dei docenti e del personale Ata. L'integrazione passa inevitabilmente attraverso risorse dedicate all'alfabetizzazione - maggiori risorse per una presenza costante e continua di mediatori linguistici e culturali e la stabilizzazione dei corsi di italiano L2 - e richiede un deciso sostegno alle reti del territorio, capaci di rafforzare la sinergia tra la scuola, gli enti locali e i servizi sociali.
Per la Cgil e della Flc Cgil la priorità assoluta è la difesa di un sistema d'istruzione pubblico aperto, equo e solidaristico, al riparo da ogni misura divisiva.