***Aggiornamento del 24/09/2023: La Cgil annulla la manifestazione del 26 settembre per la concomitanza dei funerali di stato del presidente emerito Giorgio Napolitano***
Il prossimo 26 settembre la Cgil Emilia Romagna porterà nella Capitale la protesta delle popolazioni colpite dall’alluvione dello scorso maggio per chiedere al governo le risorse necessarie alla ricostruzione, per famiglie, aziende e per la messa in sicurezza del territorio. Quello che all’inizio era stato pensato come un presidio, si è trasformato in manifestazione viste le numerose e inaspettate adesioni ricevute. Dalla regione si muoveranno circa 9 pullman, oltre ai treni e ai mezzi privati.
"Saremo a Roma per rivendicare le ragioni delle popolazioni alluvionate dell'Emilia e della Romagna, di fronte a una risposta che a nostro avviso è stata fino adesso assolutamente inadeguata", ha detto Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil regionale durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “C'è un tema risorse che resta aperto. Quelle annunciate non sono sufficienti a coprire la totalità dei danni subiti da lavoratori, pensionati, famiglie e imprese. I 600 milioni di euro annunciati coprono a malapena un ottavo dei danni sommariamente registrati. E’ ormai chiaro che queste risorse insufficienti arriveranno nel 2024. Grave la decisione di rimborsare al 100% i danni nel limite di 40 mila euro i danni subiti dalle imprese, ciò significa che molte attività non potranno ripartire- E se questo è il preludio all’ordinanza delle famiglie c’è di che essere molto preoccupati. Altrettanto grave è la mancanza dell’organico necessario per gli adempimenti burocratici, i controlli e tutto ciò che serve per ripartire nella legalità.
La ricostruzione per noi deve essere anche un'occasione di ripensare il modello di sviluppo di questo territorio attraverso anche la partecipazione della popolazione e delle parti sociali. Per farlo abbiamo bisogno di una interlocuzione e di un confronto costante con la struttura commissariale e anche con il governo. Per questo andiamo a Roma e non ci fermeremo finché non vedremo fatti concreti".
Maria Giorgini Segretaria Generale CGIL Forlì Cesena: “Sono trascorsi più di quattro mesi dall’alluvione che ha sconvolto il nostro territorio ma gli aiuti da parte del Governo tardano ad arrivare. Abbiamo assistito ad una serie di ritardi, a partire dalla nomina del Commissario per l’emergenza, avvenuta dopo più di un mese dalle esondazioni. Servono più di 8,8 miliardi di euro per risarcimenti e la ripartenza e prevenzione del territorio ma per ora purtroppo quello che abbiamo ricevuto sono solo provvedimenti, tante promesse e risposte vaghe. Solo nella Provincia Forlì-Cesena, duramente colpita anche dalle frane e smottamenti, sono stati individuati 551 interventi di somma urgenza con l’inverno che si avvicina e l’intensificarsi delle piogge la paura tra la popolazione cresce.
L’Emilia-Romagna e la sua gente non sono rimasti immobili in attesa dei ristori promessi dall’esecutivo; anche come CGIL, insieme a numerose associazioni, abbiamo cercato soluzioni e modi per aiutare la popolazione colpita dall’alluvione: spalando fango e con i turni nei centri di distribuzione. Adesso però servono i ristori al 100% promessi dalla Presidente del Consiglio. Chi ha perso tutto non può sobbarcarsi tutte le spese per la ricostruzione. Non è giusto.
Servono gli aiuti e servono subito: basta promesse vane.
Saremo al fianco delle famiglie colpite dall’alluvione anche per le mobilitazioni future, territoriali e nazionali, fino a quando le persone non riceveranno ciò che serve per la ripartenza”.
"Nell'assemblea partecipata, che come Cgil Imola abbiamo convocato ieri sera a Borgo Tossignano, sono emerse tutte le preoccupazioni dei residenti della Vallata del Santerno, colpita dalle numerose frane che si sono verificate durante l'alluvione - sottolinea Mirella Collina, segretaria della Camera del Lavoro di Imola -. Preoccupazioni espresse soprattutto da coloro che non possono ancora rientrare nelle proprie case perché le strade non sono percorribili. Agli interventi effettuati nella fase di emergenza, è seguito un immobilismo che perdura tuttora. L'inverno aggraverà una situazione già difficile. Condividiamo l'apprensione dei cittadini, che non meritano complicazioni burocratiche, continui ritardi e incertezze nello stanziamento delle risorse e l'avvio dei lavori di ricostruzione. Il 26 settembre saremo a Roma proprio per sollecitare il Governo ad agire concretamente, le promesse sono franate".
Marinella Melandri segretaria della Camera del Lavoro di Ravenna ribadisce che la situazione sociale sta diventando esplosiva e che la pazienza delle popolazioni è finita: “Le persone sono stanche, stremate e iniziano ad arrabbiarsi, In provincia di Ravenna ci sono comuni che hanno subito l'allargamento del 60% del territorio, con oltre il 50% della popolazione danneggiata, 18 mila famiglie hanno presentato richiesta di risarcimento che non si sa se e quando arriverà comportando l’impossibilità per le persone di riprendere il corso della propria vita. Viviamo in un territorio che vanta una tradizione di cooperative agricole di braccianti che rischia di scomparire a causa di questa gestione irresponsabile dei ristori. Lo stato deve dimostrare di esserci e lo deve fare subito perché il tempo non è una variabile secondaria”.
“Il quadro bolognese – spiega Mirto Bassoli segretario confederale della Camera del Lavoro di Bologna – è ancora molto preoccupante, anche se non ai livelli della Romagna per quanto riguarda i danni diretti alla popolazione. L’impatto sulle infrastrutture e sulle strade è stato pesante e anche per questo appare inspiegabile la decisione del governo di escludere buona parte del territorio bolognese colpito dall'elenco allegato ai decreti, poi convertiti in legge, sull'emergenza alluvione e frane. Ciò significa che centinaia di famiglie che contano migliaia di euro di danni non hanno potuto accedere alle sospensioni di mutui, utenze e pagamento delle imposte. L’enorme ritardo negli interventi di ripristino della viabilità, soprattutto nelle valli, ci sta facendo tornare indietro di anni, vanificando tutto il lavoro compiuto per combattere lo spopolamento dell'appennino. Un territorio storicamente fragile dal punto di vista dell'assetto idro-geologico, ma anche per quanto attiene la condizione economica e sociale."
Appuntamento dunque il 26 settembre in piazza Capranica alle 10,30 per poi muoversi verso Montecitorio e Palazzo Chigi.
La manifestazione sarà trasmessa in diretta sui canali social della Cgil Emilia Romagna.